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Il vero Sblocca Cantieri

Lo scorso giugno, con l’intento di semplificare e velocizzare la normativa degli appalti pubblici, è stato convertito in legge il cosiddetto “decreto sblocca cantieri”, secondo la moda degli ultimi anni di affibbiare nomi ad effetto alle leggi manco fossero le armi di Goldrake.

Il fatto che sia stato prontamente ribattezzato “sblocca tangenti” da personaggi tendenziosi e di sicura malafede (quando mai le tangenti si sono bloccate…) dà tuttavia l’impressione di un provvedimento che, con la scusa della semplificazione, potrebbe avere come effetti collaterali l’aumento di corruzione e infiltrazioni mafiose nei lavori pubblici (o forse l’unico effetto collaterale era la semplificazione).

“Stiamo costruendo un’autostrada all’illegalità”, ha commentato non a caso l’ormai ex Presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone, riferendosi probabilmente al primo dei cantieri sbloccati dal decreto.

Difatti, una cosa sarebbe riorganizzare la farraginosa burocrazia italiana, un’altra è considerare le regole e i controlli come un intralcio: ad esempio, le ultime norme alleggeriscono il subappalto, dove è potenzialmente più facile nascondere imprese colluse con la mafia, innalzano le soglie per gli affidamenti diretti, riprendono la figura dei Commissari straordinari per gli interventi ritenuti prioritari con poteri di deroga alla normativa vigente, e per queste cose la maggioranza in Parlamento si trova sempre.

Il vero sblocca cantieri, piuttosto che nella demolizione delle regole, sarebbe da ricercare nella costruzione di un apparato normativo più chiaro e coerente e nella crescita delle risorse umane che lo applicano in concreto.

Adesso però, a furia di simulare crisi di governo, una crisi gli è scappata sul serio, e nessuno, a parte Casaleggio e Paolo Fox, può sapere se al netto dei cambi di Governo si riuscirà prima o poi ad affrontare davvero queste ed altre questioni importanti per il Paese (possibilmente prima che inizi Sanremo!).

Recensioni a piede libero

Recensioni a piede libero – VOLGARE ELOQUENZA

volgare eloquenza

Viviamo in un’epoca post-ideologica, nel tempo delle post-verità, i politici ci sembrano tutti un post-ronzi: tutto ciò ha molto a che fare con i mezzi di comunicazione e i linguaggi da questi veicolati.

Il libro “Volgare eloquenza”, scritto dal linguista Giuseppe Antonelli, descrive esattamente l’evoluzione del linguaggio usato nella comunicazione, con particolare riferimento a quello che è successo nella politica italiana degli ultimi anni, evidenziando un generale deterioramento del dibattito politico e dell’informazione verso contenuti sempre più modesti, superficiali e immediati, e questo a prescindere da quando parla Gasparri.

Lo stile accattivante della scrittura porta il lettore nei meandri della lingua usata nella comunicazione politica (sicuramente contro la sua volontà) e gli permette di apprezzare meglio l’abilità con la quale è stato finora infinocchiato da generazioni di politici.

Ogni capitolo offre spunti sull’attualità affrontando una tematica inerente all’oggetto del libro, come l’affabulazione usata per creare consenso, la volgarizzazione del linguaggio e l’abbandono del ragionamento in favore dell’urlo; tutto ciò di fatto contribuisce ad accentuare sterili contrapposizioni, inutili polemiche e futili argomentazioni, e la colonnina destra di Repubblica.it ne è la prova.

Per dirla con l’espressione usata dall’autore, le parole hanno paralizzato la politica; si può dire in sostanza che alla rappresentanza si sta sostituendo la rappresentazione e che i politici dicono solo quello che gli elettori vogliono sentirsi dire, tipo “Ti abbasso le tasse” o “Facciamo da me?”.

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La Sinistra e i pop-corn

“Ora tocca a loro, e pop-corn per tutti!”

Sembra che sia questa la frase con cui Matteo Renzi, ex Presidente del Consiglio ed ex Segretario del PD, lo scorso mese di maggio avrebbe scommesso sulla formazione di un governo tra Lega e Movimento Cinque Stelle, con il suo partito all’opposizione.

Sarà stata pure una frase detta con gli amici, ma è la spia di un momento in cui il più grande partito erede della Sinistra ha mostrato di non avere tanto al centro delle sue azioni la difesa degli ultimi quanto gli interessi delle elites, identificandosi in esse fino a ricordare sempre più da vicino il Megadirettore galattico di Fantozzi che, riguardo alla necessità di affrontare certi problemi, afferma flemmatico: “Posso aspettare, io!”

Le classi dirigenti degli Stati oggi sembrano subordinate a ben altre classi dirigenti, quelle che hanno potere economico; il PD, che negli ultimi anni è stato classe dirigente in Italia, non ha resistito a questo andazzo e ha finito per disperdere quel mondo che almeno nominalmente avrebbe dovuto difendere (no Renzi, non sto parlando di Davide Serra).

E allora non si pensa più ad un progetto di società più giusta dettato da una visione condivisa, o almeno a incalzare il Governo sui problemi che attanagliano il Paese, ma si ragiona soprattutto sul volto più spendibile e convincente per riottenere consenso (sembra che il prossimo nella lista sia Bonolis).

Evidentemente Renzi non empatizza molto con quei poveracci che per vivere hanno bisogno di lavorare o che cercano un lavoro senza trovarlo; loro se ne sono accorti e lo hanno ‘mandato a casa’, dove ci starà per chissà quanto tempo, seduto sul divano con i suoi pop-corn (semmai poi chiederà anche il reddito di cittadinanza), per godersi lo spettacolo di un nuovo Governo che fa la sua stessa fine. Tanto può aspettare, lui!