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Il vero Sblocca Cantieri

Lo scorso giugno, con l’intento di semplificare e velocizzare la normativa degli appalti pubblici, è stato convertito in legge il cosiddetto “decreto sblocca cantieri”, secondo la moda degli ultimi anni di affibbiare nomi ad effetto alle leggi manco fossero le armi di Goldrake.

Il fatto che sia stato prontamente ribattezzato “sblocca tangenti” da personaggi tendenziosi e di sicura malafede (quando mai le tangenti si sono bloccate…) dà tuttavia l’impressione di un provvedimento che, con la scusa della semplificazione, potrebbe avere come effetti collaterali l’aumento di corruzione e infiltrazioni mafiose nei lavori pubblici (o forse l’unico effetto collaterale era la semplificazione).

“Stiamo costruendo un’autostrada all’illegalità”, ha commentato non a caso l’ormai ex Presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone, riferendosi probabilmente al primo dei cantieri sbloccati dal decreto.

Difatti, una cosa sarebbe riorganizzare la farraginosa burocrazia italiana, un’altra è considerare le regole e i controlli come un intralcio: ad esempio, le ultime norme alleggeriscono il subappalto, dove è potenzialmente più facile nascondere imprese colluse con la mafia, innalzano le soglie per gli affidamenti diretti, riprendono la figura dei Commissari straordinari per gli interventi ritenuti prioritari con poteri di deroga alla normativa vigente, e per queste cose la maggioranza in Parlamento si trova sempre.

Il vero sblocca cantieri, piuttosto che nella demolizione delle regole, sarebbe da ricercare nella costruzione di un apparato normativo più chiaro e coerente e nella crescita delle risorse umane che lo applicano in concreto.

Adesso però, a furia di simulare crisi di governo, una crisi gli è scappata sul serio, e nessuno, a parte Casaleggio e Paolo Fox, può sapere se al netto dei cambi di Governo si riuscirà prima o poi ad affrontare davvero queste ed altre questioni importanti per il Paese (possibilmente prima che inizi Sanremo!).

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Tra Treccine e Gilet

Da una parte, un movimento ambientalista globale partito da una giovanissima svedese che di venerdì scioperava davanti al Parlamento per chiedere a chi ci governa di dire la verità sul clima e di agire subito, perché non c’è quasi più tempo per fermare il cambiamento climatico; dall’altra, un insieme di persone che per lavoro devono muoversi su auto o camion e che hanno iniziato la loro protesta a partire dagli aumenti dei prezzi del carburante in Francia.

A prima vista si tratta del solito dualismo tra chi vorrebbe cambiare il mondo per salvarlo e chi reagisce al cambiamento guardando solo al proprio orticello e verrebbe da dar ragione ai primi contro i secondi, anche perché le manifestazioni dei secondi hanno subìto una evoluzione incontrollata e a tratti violenta (o perché hanno avuto l’appoggio di Di Maio).

È vero che, di fronte alle giovani generazioni che vedono il proprio futuro minacciato dall’inquinamento che influenza il clima, manifestare contro rincari del carburante stabiliti proprio per facilitare una transizione ecologica verso veicoli più rispettosi dell’ambiente sembra solo un bieco controsenso, tipo l’arresto per corruzione di chi un tempo gridava “onestà!”.

È vero anche, però, che i governi non possono scaricare il costo di una necessaria politica ambientale su chi per vivere ha bisogno di lavorare, e a lavorare ci deve andare per forza in auto per mancanza di alternative, e come auto può permettersi al massimo una tragica Citroen usata che inquina più di un treno a vapore.

Ma questo è esattamente ciò che avviene in un mondo il cui tutto gira intorno al Mercato: dal potere politico possono anche partire leggi che indirizzano, incentivano, scoraggiano, multano e tassano, ma il velo che copriva l’invisibile mano regolatrice dell’economia è ormai caduto ed ora è il Mercato, divenuto più forte della Politica, a imporre la propria legge, a prescindere dall’interesse pubblico.

Tra l’incudine e il martello, a subire entrambe le leggi, ci troviamo tutti noi, da qualunque parte stiamo, e così sarà finché non si realizzerà un modello produttivo che renda alla portata di tutti vivere senza impattare sull’ambiente, un modello di mobilità sostenibile che interconnetta le nostre città abbattendo l’uso delle fonti fossili o un modello di astronave che ci porti tutti su un altro pianeta.

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È TUTTO UN CARNEVALE!

Sembra che l’origine del Carnevale sia da ricercarsi in rituali come i Saturnalia dell’antica Roma, che erano celebrazioni in onore di Saturno, il Dio del tempo e del rinnovamento; durante queste feste, parallelamente alle cerimonie religiose, si realizzava lo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie, che lasciava il posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherno e anche alla dissolutezza.

Per esempio, gli schiavi potevano considerarsi temporaneamente degli uomini liberi e veniva eletto un Princeps (una sorta di caricatura della classe nobile), a cui veniva assegnato ogni potere: insomma, un sovvertimento delle posizioni consapevole e accettato da tutti, oltre che assolutamente temporaneo (i Saturnalia avevano luogo dal 17 al 23 dicembre).

A questo punto, comincia a farsi largo nella mente un paragone inaspettato: cosa ha negli ultimi tempi ribaltato gli schemi consolidati, anche se nella percezione generale non sembra una cosa duratura, dando anche libero sfogo all’improvvisazione, ma non è l’ennesima squadra di Zeman?

4 marzo 2018: questa data ha certificato, con le elezioni politiche, una tendenza in atto confermata con l’attuale Governo; è come se fossimo immersi in una palla di vetro che viene girata per vedere la neve, mentre tutti sembrano sereni, che piaccia o no la neve che cade: se gli piace godono nel vederla, mentre se non gli piace sanno che prima o poi la palla completerà il giro, la neve si fermerà e tutto tornerà come prima.

È una farsa di successo, che viene replicata quasi ogni giorno: dopo il rovesciamento dei classici equilibri di potere, al governo ci sono andati coloro che fino a quel momento erano subalterni e, a causa della loro inesperienza, una volta arrivati al comando hanno spesso e volentieri scimmiottato i loro predecessori nei comportamenti.

Ma quel che più colpisce sono i potenti apparentemente spodestati: si mettono in disparte e se ne stanno lì, senza fare troppa opposizione all’azione dei nuovi Principi, come se fossero consci di vivere un periodo di temporaneo sconvolgimento, che avrà breve durata e del quale non resterà nemmeno il ricordo (“Presto torneremo a governare”, si ripetono tra loro per sopportare meglio il momento sfavorevole); in sostanza, danno l’impressione di chi sa di appartenere ad un establishment incrollabile, di essere dalla parte dei più forti e che presto guarderanno tutti nuovamente dall’alto in basso, un po’ come i tifosi della Juventus.

Parafrasando l’intramontabile Corrado Guzzanti, un’auto può andare a destra o a sinistra, ma appartiene comunque al suo padrone. In definitiva, stiamo vivendo un Carnevale permanente! E chi si può divertire si diverte…almeno fino al prossimo digiuno quaresimale.

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Flat Tax? No, Flat Earth

Sono sempre interessato alle tante congetture scientifiche e storiche che risultano controverse o sulle quali non c’è ancora o non ci sarà mai certezza; certo, bisogna essere consapevoli che, per essere scientifica, una teoria deve essere confutabile e allo stesso tempo non essere confutata (una teoria non potrà mai essere del tutto verificata ma solo falsificata), con la conseguenza che non si deve mai considerare definitivamente raggiunta la verità scientifica, però almeno così non ci annoiamo.

Di sicuro non c’era da annoiarsi quando, in una domenica di fine novembre, la trasmissione Le Iene su Italia Uno ha trasmesso un servizio girato durante un raduno di persone che Einstein avrebbe ritenuto essere in possesso di qualcosa di infinito (“l’Universo e la stupidità umana, ma riguardo l’Universo ho dei dubbi”): i terrapiattisti.

Secondo costoro, in pratica, la Terra non ha la forma quasi sferica già misurata in tutti i modi possibili e che viene chiamata “Geoide”, bensì sarebbe totalmente piatta, con un perimetro formato da una cintura di ghiacci abitato da soldati e guerrieri che lottano contro altre creature, come dimostrato inconfutabilmente dai primissimi Greci e dal Trono di Spade.

Più che una singola teoria, però, chi la sostiene porta avanti un ecosistema di speculazioni, con una specie di gara a chi dichiara di aver scoperto la bugia più grossa, e poi non fa niente che non ha evidenze di quello che dice, oppure che ci sono prove evidenti del contrario: come Trump insegna, ormai la scienza è roba da fessi.

C’è chi dice che gli sbarchi lunari e le missioni spaziali siano tutte delle messe in scena e che gli altri corpi celesti siano solo ologrammi, chi crede che l’Australia non esista e gli abitanti di Sidney vivano inconsapevolmente a Termoli, chi sbugiarda Newton e Einstein sostenendo che la forza di gravità non sia reale ma solo un complotto per giustificare il seno cadente delle donne, e così via.

Partendo dal terrapiattismo, infatti, l’impressione è che i paladini di queste “teorie” non usino il metodo scientifico ma solo la certezza delle loro opinioni, alla costante ricerca di argomenti sempre nuovi da demolire, tanto che, ad esempio, per loro ormai è così assodato che l’undici settembre sia stato tutto un complotto che neanche vale la pena perderci altro tempo (la stessa cosa che ad un certo punto avrà pensato di loro l’inviato delle Iene).

Alcuni di loro, poi, su tutti questi argomenti non disdegnano di scrivere libri, che si rivolgono ad un discreto segmento di mercato permettendogli di integrare lo stipendio o la pensione che, si sa, ormai non bastano più; insomma, tutto mi aspettavo tranne che anche la diffusione delle teorie del complotto rientrasse nel novero dei danni della legge Fornero.

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La Sinistra e i pop-corn

“Ora tocca a loro, e pop-corn per tutti!”

Sembra che sia questa la frase con cui Matteo Renzi, ex Presidente del Consiglio ed ex Segretario del PD, lo scorso mese di maggio avrebbe scommesso sulla formazione di un governo tra Lega e Movimento Cinque Stelle, con il suo partito all’opposizione.

Sarà stata pure una frase detta con gli amici, ma è la spia di un momento in cui il più grande partito erede della Sinistra ha mostrato di non avere tanto al centro delle sue azioni la difesa degli ultimi quanto gli interessi delle elites, identificandosi in esse fino a ricordare sempre più da vicino il Megadirettore galattico di Fantozzi che, riguardo alla necessità di affrontare certi problemi, afferma flemmatico: “Posso aspettare, io!”

Le classi dirigenti degli Stati oggi sembrano subordinate a ben altre classi dirigenti, quelle che hanno potere economico; il PD, che negli ultimi anni è stato classe dirigente in Italia, non ha resistito a questo andazzo e ha finito per disperdere quel mondo che almeno nominalmente avrebbe dovuto difendere (no Renzi, non sto parlando di Davide Serra).

E allora non si pensa più ad un progetto di società più giusta dettato da una visione condivisa, o almeno a incalzare il Governo sui problemi che attanagliano il Paese, ma si ragiona soprattutto sul volto più spendibile e convincente per riottenere consenso (sembra che il prossimo nella lista sia Bonolis).

Evidentemente Renzi non empatizza molto con quei poveracci che per vivere hanno bisogno di lavorare o che cercano un lavoro senza trovarlo; loro se ne sono accorti e lo hanno ‘mandato a casa’, dove ci starà per chissà quanto tempo, seduto sul divano con i suoi pop-corn (semmai poi chiederà anche il reddito di cittadinanza), per godersi lo spettacolo di un nuovo Governo che fa la sua stessa fine. Tanto può aspettare, lui!