Recensioni a piede libero

Recensioni a piede libero – 111 ERRORI DI TRADUZIONE CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO

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Dai tempi della Torre di Babele, il confronto tra persone ha significato prima di tutto l’incontro tra le lingue da loro parlate, ed è facile immaginare come una incomprensione linguistica possa sfociare in uno scontro.

Il libro del sociologo e traduttore Romolo Giovanni Capuano, “111 errori di traduzione che hanno cambiato il mondo”, è un’avventurosa disamina di situazioni come queste, succedutesi nella storia antica ma anche moderna; si tratta di un libro scritto con uno stile leggero e senza la pretesa di possedere la verità – non è mica un programma elettorale – e si può considerare un cantiere aperto, visto che l’autore invita i suoi lettori a segnalargli altri casi di errori di traduzione che hanno “cambiato il mondo” non presenti nel libro (speriamo di non doverne mai inserire uno tra Razzi e Kim Jong Un).

Il testo è ricco di esempi di errori di traduzione veri o presunti, accidentali o voluti, che hanno cambiato la vita di tante persone o che hanno rischiato di provocare conflitti: la storia del cammello nella cruna dell’ago, le disavventure del Presidente americano Carter, la nipote di Mubarak…

La prima parte del libro, ovvero ben 39 dei 111 capitoli, è occupata dagli errori di traduzione legati alla Bibbia o alle religioni in generale: leggendoli, viene da pensare a come possa essere problematico fondare la propria intera esistenza su un libro del quale sono sostanzialmente ignoti sia gli autori che la lingua in cui è stato ideato (lo stesso dicasi di chi la propria vita la basa su un libro paga).

Insomma, un libro semplice ma interessante e che a modo suo fornisce diversi spunti di riflessione: per esempio, nell’era digitale in cui viviamo siamo ormai al sicuro da pericoli derivanti da traduzioni sbagliate? Oppure, è meglio trovare una fidanzata straniera, così si può sempre usare la scusa delle incomprensioni linguistiche?

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Recensioni a piede libero – VOLGARE ELOQUENZA

volgare eloquenza

Viviamo in un’epoca post-ideologica, nel tempo delle post-verità, i politici ci sembrano tutti un post-ronzi: tutto ciò ha molto a che fare con i mezzi di comunicazione e i linguaggi da questi veicolati.

Il libro “Volgare eloquenza”, scritto dal linguista Giuseppe Antonelli, descrive esattamente l’evoluzione del linguaggio usato nella comunicazione, con particolare riferimento a quello che è successo nella politica italiana degli ultimi anni, evidenziando un generale deterioramento del dibattito politico e dell’informazione verso contenuti sempre più modesti, superficiali e immediati, e questo a prescindere da quando parla Gasparri.

Lo stile accattivante della scrittura porta il lettore nei meandri della lingua usata nella comunicazione politica (sicuramente contro la sua volontà) e gli permette di apprezzare meglio l’abilità con la quale è stato finora infinocchiato da generazioni di politici.

Ogni capitolo offre spunti sull’attualità affrontando una tematica inerente all’oggetto del libro, come l’affabulazione usata per creare consenso, la volgarizzazione del linguaggio e l’abbandono del ragionamento in favore dell’urlo; tutto ciò di fatto contribuisce ad accentuare sterili contrapposizioni, inutili polemiche e futili argomentazioni, e la colonnina destra di Repubblica.it ne è la prova.

Per dirla con l’espressione usata dall’autore, le parole hanno paralizzato la politica; si può dire in sostanza che alla rappresentanza si sta sostituendo la rappresentazione e che i politici dicono solo quello che gli elettori vogliono sentirsi dire, tipo “Ti abbasso le tasse” o “Facciamo da me?”.

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Recensioni a piede libero – L’ITALIA: UNA SOCIETÀ SENZA STATO?

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Il libro “L’Italia: una società senza Stato?”, pubblicato nel 2011, è stato scritto da Sabino Cassese, giurista e membro emerito della Corte Costituzionale, che ha dedicato diversi saggi a questioni di diritto pubblico e amministrativo, e più di recente ai problemi degli Stati e delle democrazie moderne.

Sabino Cassese, classe 1935, figura di spicco nel panorama giuridico e accademico non solo italiano, è sicuramente tra i primi della lista renziana dei professoroni gufi di cui diffidare e, di conseguenza, è presente altrettanto sicuramente nella lista dei possibili candidati a cui Bersani pensa per le prossime elezioni.

Il libro propone un quadro dei problemi di cui ha sofferto nel tempo l’Italia a causa di una debolezza intrinseca dello Stato amplificata da una serie di insane prassi pubbliche e private, come il diffuso atteggiamento di mediocrità e approssimazione; come conseguenza, il nostro senso civico ha stentato a svilupparsi, anche perché privo di un valido supporto delle Istituzioni, spesso corrotte e non credibili (allegria…).

In questo agile volume, che si presta anche come oggetto contundente all’indirizzo di politici o burocrati una volta finito di leggerlo, Cassese illustra nel dettaglio quali sono secondo lui le situazioni che hanno impedito la formazione in Italia di uno Stato serio e compiuto, tra cui l’estraneità della maggioranza del Paese alla gestione dello Stato,  la sovrabbondanza di norme e deroghe, la mancata imparzialità dei vertici amministrativi, la nascita di Canale 5.

Insomma, una lettura consigliata per entrare in profondità in questioni che possono sembrare distanti, ma che in realtà ci toccano molto da vicino e ci mostrano come i nostri problemi attuali abbiano origini remote, mentre è sconsigliabile per i soggetti con patologie epatiche.

All’inizio della prima puntata della prima stagione di House of Cards, Frank Underwood, ancora deputato del Congresso degli Stati Uniti, dice di sé che il suo lavoro è sostanzialmente quello di “…pulire i tubi e continuare a far scorrere il liquame…”; questa affermazione, tralasciando l’accezione brutale del caso e calandola nel funzionamento degli apparati statali, trova effettivamente riscontro nelle difficoltà e nelle lungaggini del portare a conclusione procedimenti di qualunque tipo nel pieno rispetto della legge, tra ostacoli, intralci e labirinti, dovuti anche ad eccessi burocratici accumulatisi nel tempo.

Ricollegandosi al libro, si può dire che, finché in Italia si cercherà di superare l’inefficienza e il malaffare lasciando lo Stato nelle mani di chi ha altri interessi privati o con norme che consentono l’illegalità, non si otterrà altro risultato se non appesantire il fardello degli onesti e offrire altre scappatoie per i soliti profittatori (oltre ad ingrossare le fila dell’astensionismo e il portafoglio di Giletti).