Come ci si può informare correttamente? Quali media sopravvivranno in futuro? I giornalisti verranno sostituiti da automi? Chi o cosa ha scritto davvero questo libro? Sono alcune delle domande che affiorano durante la lettura del volume “Disinformati – Giornalismo e libertà nell’epoca dei social”, tratto da un lavoro più ampio dello scrittore ed economista francese Jacques Attali e pubblicato in Italia nel 2022 come estratto delle sue riflessioni sulla condizione dell’informazione e su come tutto ciò influenzerà il futuro.
La natura ibrida di questa pubblicazione spiega anche la presenza iniziale di una grande quantità di dati sull’andamento dei mezzi di comunicazione (si parla, ad esempio, della percentuale di persone che si informa solo sui social, il che può essere visto anche come un pregio se l’alternativa è il TG1); tutti questi dati sono le premesse delle affermazioni successive di Attali, che ci fa intuire circostanze e conseguenze relative al mondo dell’informazione e la sua incidenza sulla nostra vita.

L’autore, infatti, dall’osservazione di segnali e tendenze che sono già tra noi, si spinge in illuminanti considerazioni su come i mezzi di comunicazione tra persone tendano a diventare mezzi di informazione pubblici, su come con i social tutti noi produciamo informazioni, sull’aumento esponenziale delle informazioni che fruiamo e il conseguente progressivo abbassamento della soglia dell’attenzione (quindi se siete arrivati a questo punto della lettura siete la speranza dell’umanità).
In ogni caso, per lo stile e la capacità di cogliere le sfumature dei sistemi di comunicazione in cui siamo immersi, il libro si legge agevolmente, anzi quasi gli sarete grati quando vi renderete conto di averlo finito prima del previsto e che potrete finalmente tornare a scrollare contenuti inutili su Instagram e a vedere video in cui gente a caso commenta altri video a caso.
Oltre all’analisi, però, Attali suggerisce diverse soluzioni a cui puntare per evitare di ritrovarci in futuro in un mondo distopico, in cui poche piattaforme con più risorse degli Stati controlleranno quello che possiamo sapere e in cui Google sarà letteralmente il nostro dottore: dall’uso consapevole della tecnologia al saper individuare le fake news per evitare manipolazioni, fino al superamento dei cosiddetti GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft), da ridimensionare o addirittura smantellare per non farli diventare monopoli. Ipotesi introdotta con una buona dose di pessimismo, dato che sembra così improbabile che potrebbe sostituire la pace nel mondo nelle letterine a Babbo Natale.
_________________________________
