In una Milano futuristica, la vita pubblica e quella privata sono sottoposte ad algoritmi finalizzati all’attuazione della cosiddetta ‘società corretta’, pretesto di stampo orwelliano per garantire il controllo sulla popolazione; in questo contesto, una famiglia cerca di sopravvivere conservando una dimensione di fede non più accettata ufficialmente, fin quando non è costretta a fuggire per salvarsi e ritrovare speranza.
Di questo parla “La Fuga’” romanzo di Mario Arturo Iannaccone pubblicato nel 2022 che, sul filone del genere distopico, immagina la deriva di una società che si radicalizza in quella che il più delle volte viene chiamata ‘ideologia woke’, termine che ormai viene evocato con disprezzo ogni volta che un cristiano bianco eterosessuale si trova davanti a qualcosa che non riesce proprio a capire.

Il romanzo segnala senz’altro rischi reali, come la pericolosità di un mondo lasciato tutto nelle mani degli algoritmi, la minaccia costante di una riscrittura della Storia secondo determinati canoni o l’assurdità di una popolazione subalterna ad un potere sfuggente che non la considera nella sua umanità, con frequenti richiami ai vari elementi della ‘dittatura della correttezza’ e utilizzando nomi che rimandano a personaggi storici o dell’attualità con sibillina malizia, come la prof.ssa Gruberi o l’archistar Mengele.
Peccato, però, che tutto nasca da una concezione del mondo secondo la quale il sacro ordine naturale delle cose è stato traviato da quelli sciagurati malfattori che vorrebbero mettere un freno alle disuguaglianze e alle discriminazioni; gli elementi stessi del regime sembrano spesso una accozzaglia di prescrizioni senza un filo logico, messe per iscritto con l’obiettivo di denigrare idee o categorie di persone che si ritengono antagoniste ad una desiderata visione del mondo naturale che in realtà è superficiale e manichea: tutto ok se rimane in un romanzo, un po’ meno se diventa la base programmatica del governo Trump.
Come nella migliore tradizione, tutto comincia ad andare a rotoli dopo una iniezione di massa di un vaccino che sicuramente conteneva qualcosa di misterioso e di mostruosamente malvagio: da lì in poi, il mondo si corrompe e si trasforma progressivamente in un posto terribile con conseguenze assolutamente intollerabili, come ad esempio il superamento delle religioni, il mescolamento delle culture e una immaginetta di Greta Thunberg qua e là per le strade.
Tra richiami alla sostituzione etnica, alla fluidità di genere e al negazionismo climatico, poi, il campionario di mistificazioni buttate nel mucchio per confondere le acque è paragonabile ai tweet di Elon Musk mentre si fa di ketamina; in più, alcune frasi, come ad esempio una sulla carne che signora mia quanto è buona altro che le verdure, sembrano uscite direttamente dalla bocca di Vittorio Feltri poco prima di un rutto.
Inoltre, il romanzo rischia di fare un cattivo servizio a ciò che vorrebbe esaltare, una specie di parodia del buon cristiano cui importa solo dei valori tradizionali e che sembra non voler essere costretto a riconoscere che a questo mondo esistono anche persone che non sono come lui, che sorseggiano bevande scandalosamente analcoliche mentre raggiungono la loro vettura elettrica per andare dal proprio partner non binario, insomma, colpevoli di aver ‘accettato le regole’.
Tutto sommato, comunque, una lettura interessante e coinvolgente, che parla dei nostri tempi e che regala anche spunti operativi, come ad esempio cambiare canale se si capita su Rete Quattro.
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