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Recensioni a piede libero: QUATTRO SBERLE IN PADELLA

A volte fa effetto leggere libri datati che pensi non abbiano niente da dire al presente, ma che invece scopri essere molto attuali, perché riportano cose sempre valide o perché in tutti gli anni passati dalla sua pubblicazione non siamo stati capaci di progredire.

E quello che si prova prendendo in mano il libro “Quattro sberle in padella – Come difendersi dall’inquinamento alimentare e dal cibo spazzatura”, di Stefano Apuzzo e Stefano Carnazzi, due giornalisti e scrittori: il volume è stato pubblicato nel 2000, con alcune riedizioni più recenti, ma l’argomento, ovvero com’è fatto e cosa contiene davvero il cibo che mangiamo, fa sempre presa, tanto che potrebbe benissimo figurare anche nelle liste dei migliori libri per dimagrire.

È un libricino agile e leggibile, completato alla fine da una appendice con un elenco di additivi alimentari e relative descrizioni e da una striscia di fumetti; inoltre, uno dei pregi della ‘longevità’ della pubblicazione è che rende possibile la presenza di una prefazione scritta nientepopodimeno che da Beppe Grillo, risalente al periodo in cui, lasciatasi alle spalle la comicità in tv, stava impazzendo per tematiche relative ad ambiente, salute e tecnologia, ma non era ancora impazzito del tutto con l’ingresso in politica.

Il volume è diviso in vari argomenti, ognuno con al centro un settore dell’alimentazione (uova, pesce, salumi, dolcificanti, etichette e così via), e per ciascuno si sintetizza ciò che c’è da sapere ma non sempre si conosce, per favorire una maggiore consapevolezza sull’industria alimentare; insomma, piccole dosi per mettere in guardia e informare, che se poi uno si vuole proprio fare del male di puntate di Report ce ne sono in abbondanza.

Ogni tematica è eviscerata con un tocco di simpatia, quanto basta per non far andare il lettore in iperventilazione, e anche il consiglio finale di diventare vegetariani per non incorrere nei problemi descritti nel libro è su questa falsariga, per quanto sia espresso con serietà e con diverse argomentazioni (l’ultima delle quali suggerisce che i vegetariani non saranno mai toccati dai vari scandali che colpiscono il settore delle carni, tipo la febbre suina, la mucca pazza o la lingua blu – al massimo potrebbero essere trascinati nella piaga del pollice verde..).

Questo libro, dunque, può fare da vera e propria guida nel nostro quotidiano dipanarci tra scaffali dei supermercati, sottoprodotti usati nella ristorazione, pubblicità regresso, galline allevate a terra ma in 1 metro quadrato, carni trattate forse con cura ma sicuramente con antibiotici e antiossidanti; insomma, dalla lettura emerge che è da ormai più di vent’anni che si mettono in evidenza i rischi che la nostra alimentazione possa essere infarcita di veleni e pericoli, e se è così vuol dire che sono situazioni in qualche modo tollerate dagli stessi legislatori statali o europei, che non sempre riescono o vogliono mettervi fine, almeno finché qualcuno gli farà notare che si tratta delle stesse cose che finiscono nei loro piatti.

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