La geografia non esiste. Questa frase, che forse avreste voluto sentirvi dire da bambini per non studiarla, significa in realtà che le divisioni del mondo che conosciamo sono stabilite dalla storia, dalla consuetudine, dai compromessi, e sono dunque frutto dell’attività dell’uomo, che ha in qualche modo inventato la geografia. E infatti ne sono uscite fuori parecchie stranezze, come racconta Olivier Marchon nel libro “Il Monte Bianco non è in Italia – e altre bizzarrie della geografia”, che raccoglie piccole storie attraverso le quali comunque si mostra la grande storia del percorso dell’uomo.
Il fatto che l’autore, francese di Parigi, abbia dato questo titolo al libro dimostra già il fulcro della questione: secondo il governo francese, infatti, la vetta del Monte Bianco è tutta in Francia, mentre l’Italia da più di 150 anni contesta questa interpretazione e sostiene che la vetta debba essere considerata metà in Francia e metà in Italia (chissà perché invece quando Carla Bruni è diventata francese non abbiamo opposto tutta questa resistenza..)
Ma le vicende raccontate sono tante: ad esempio, la camera d’albergo in cui è possibile addormentarsi in Francia e risvegliarsi in Svizzera, perché la linea di confine passa proprio in mezzo al letto (utilissima in caso di dissidi con il partner); la suite del Claridge’s Hotel di Londra che venne proclamata per un giorno soltanto, il 17 luglio 1945, enclave jugoslava in terra britannica per garantire la legittima successione al trono all’erede esule a Londra il cui figlio stava nascendo in quell’hotel (con tanto di terra jugoslava messa sotto il letto a certificarlo e un probabile rischio di crisi diplomatica ogni volta che passavano gli addetti alle pulizie); la città murata di Kowloon, contesa tra Cina e Gran Bretagna fino alla fine del XX secolo e per questo caduta in un cono d’ombra legislativo, che l’ha portata ad essere in quel periodo il paradiso di ogni attività di dubbia moralità, meglio se illecita (dopo le hanno trasferite tutte a Dubai); e poi stati matrioska, piattaforme marittime che diventano Principati autonomi e altre cose che succedono quando si è alzato troppo il gomito.
In un momento in cui sono in gioco equilibri nuovi e sempre in evoluzione, poi, la geografia, nella quale si riflette la politica, diventa una diretta conseguenza dei rapporti di forza esistenti; in effetti, ad esempio, il presidente americano Trump non nasconde le sue imprevedibili pretese geopolitiche su denominazioni da utilizzare o su territori da annettere come mezzo per imporsi sugli altri, quindi se in futuro non troverete più un posto sul GPS sapete già il motivo.
Insomma, c’è da divertirsi nel leggere il libro di Olivier Marchon, un elenco di singolarità geopolitiche create dalla fantasia dell’uomo, da mire espansionistiche o dai vicoli ciechi delle leggi, alcune dei quali sono così bizzarre che sembrano partorite dalla mente di Di Maio.
Al termine della lettura, si è pervasi dal fascino della varietà di contesti e di storie di cui siamo circondati, e allo stesso tempo si ha la sensazione che la geografia non sia altro che un artificio basato su compromessi o sulla loro violazione. Ma ricordiamo ai vari ministri dell’Istruzione che quest’ultima non è una motivazione sufficiente per eliminarla dalle materie scolastiche.
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